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Il marketing divertente: intrattiene, vende e funziona davvero

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Il marketing può essere divertente e funzionale contemporaneamente. Basta sapere come renderlo tale per raggiungere obiettivi professionali e coinvolgere l’audience di riferimento. Questa branca della materia, articolata e variegata, si definisce meme o humor marketing e fa riferimento all’entertainment marketing, ovvero alla possibilità di intrattenere il pubblico con un obiettivo ben preciso scelto dall’azienda tramite per una formula innovativa, piacevole e di successo. Le logiche del marketing divertente rientrano proprio in questa macro categoria.

Così come il mercato si evolve andando incontro alle nuove esigenze e alle nuove modalità di comunicazione, anche il settore del marketing si muove di conseguenza, anzi deve farlo ancora più in fretta anticipando i tempi e, spesso dettando le tendenze comunicative. Il pubblico non è più soggetto passivo che riceve promozioni, pubblicità, messaggi di qualsiasi genere, ma elemento attivo, coinvolto e presente.

Quale modo migliore di renderlo partecipe se non con ilarità e ironia? Attenzione, però… l’intrattenimento divertente e anche intelligente, che non risulti offensivo per qualcuno, non è facile da realizzare. Non lo si improvvisa. Meglio concordare una linea strategica e comunicativa con un’agenzia web marketing esperta, per evitare strafalcioni e cadute di stile. Queste sì che sono subito memorizzate e danneggiano l’azienda!

Informare e vendere con una risata

Come si può informare il pubblico facendolo anche ridere? Trasmettere un messaggio che resti a lungo, e in termini positivi, nella mente della potenziale clientela è un lavoro impegnativo perché riuscire a far ridere è una cosa seria! Vuol dire saper cogliere i segnali della società, i suoi umori, anticipare i tempi, comprendere quando sia il caso di cavalcare un dato evento e quando no… insomma esaminare numerose variabili attraverso cui informare il target. Informazioni, vendite e risate che si traducono in infotainment e entertainment marketing, rami del marketing ampiamente adottati in Italia dalla TD Pubblicità di Alberto Tofani.

Fondata da Alberto Tofani, la TD riesce ad attirare l’attenzione del potenziale cliente servendosi di immagini dall’estetica molto curata – aspetto tipico della pubblicità creativa – per poi indirizzarlo verso tutte le porte vantaggiose che questo tipo di sponsorizzazione può aprire – ossia ciò di cui si occupa in parte la pubblicità di contenuto – fino ad arrivare alla parte più accattivante, quella dell’infotainment, che coinvolge in maniera divertente il cliente, grazie al forte impatto emotivo generato dall’interattività, ponendo le giuste basi solide per vendere il servizio o il prodotto proposto in tempi brevi e posizionarlo tra i preferiti del mercato – proprio quello a cui mira la pubblicità a risposta diretta.

Il meme marketing

Perché il meme marketing attira davvero il pubblico? La risposta più immediata potrebbe essere “e perché no, visto che fa ridere e alleggerisce il tema proposto?”, ma sicuramente dietro c’è molto di più, innanzitutto conoscenza, studio e analisi del mercato, nonché valutazione del riscontro del pubblico e sue reazioni. Insomma, monitoraggio costante, adattamento alle risposte del target e creazione di nuove proposte comunicative umoristiche e virali.

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(img: olojin.it)

I contenuti diretti, “secchi” molto spesso non interessano, non attirano l’attenzione e, se lo fanno, questa resta desta per pochissimi minuti. Per riscuotere successo nel marketing, competendo con migliaia di brand agguerriti che tentano di accaparrarsi la medesima fetta di pubblico, bisogna inventare, reinventare ed essere memorabili. Far sorridere o ridere la propria potenziale clientela innesca buon umore, la predispone bene nei confronti del marchio, le “insegna” ad associarlo a qualcosa di gradevole.

Che tipo di comunicazione usare per un marketing divertente che inneschi la scintilla tra brand e pubblico? Di solito si opta per quella ironica che offre una vasta possibilità di declinazioni, ad esempio verbale, situazionale, ovvero quando si narra di un evento svolto in maniera del tutto inaspettata o drammatica, nel caso in cui il pubblico sia a conoscenza di un fatto che il protagonista ignori (esempio: il lettore/pubblico sa che Giulietta dorme quando Romeo la crede morta). In ogni caso, è bene sempre fare attenzione al sottile confine tra ironia e sarcasmo. Il secondo è dettato da meschinità, quindi esprime negatività e non è ben accetto dal target a cui il messaggio è destinato.

La scelta sugli aspetti grafici e di tono di voce è soggettiva e, per essere identificata più facilmente, va sempre personalizzata, sia che si opti per un meme o per un fumetto che può rappresentare un valido mezzo di comunicazione aziendale per associare personaggi a prodotti e servizi del brand.

Perché funziona davvero l’entertainment marketing?

Perché funziona l’entertainment marketing? Se l’avvenente Jessica Rabbit si è innamorata di un coniglio perché, a suo dire, la faceva ridere, chi siamo noi per contraddirla? La risposta alla domanda è proprio questa: fa ridere! Non è un mezzo limitativo, anzi far ridere non è da tutti e non scadere nella banalità e nella ripetitività lo è ancora di più! Ridere mette in connessione pubblico e brand creando un legame invisibile che viene memorizzato.

Ecco le “regole” per un marketing virale divertente di successo e le conseguenze che genera:

  • creare awareness (il pubblico condivide più facilmente contenuti di intrattenimento gioioso);
  • incrementare la credibilità e l’”umanità” del marchio (con operazioni autoironiche, giocando, ad esempio sugli errori del brand che, mostrando le proprie imperfezioni);
  • evitare l’approccio della vendita diretta a tutti i costi (si può vendere anche senza essere espliciti);
  • definire bene il proprio target per comprendere in che modo intrattenere;
  • stimare eventuali contenuti su temi delicati, sensibili;
  • essere autoironici (denota anche sicurezza del brand che gioca con e sui propri prodotti/servizi);
  • utilizzare il real time marketing per operazioni coinvolgenti;
  • usare giochi di parole e doppi sensi solo se attinenti al brand, senza forzature.
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    (img: olojin.it)

    Uno dei giochi di parole più riusciti e memorizzati dal pubblico fa riferimento ad una pubblicità del noto marchio Ceres quando, a seguito delle voci mediatiche sulla relazione sentimentale tra Asia Argento e Fabrizio Corona, ha pubblicato un’immagine della birra Corona accompagnata dalla frase “Asia, a sto punto era meglio l’acqua”. Messaggio che sottolinea anche la sicurezza del brand che non si fa problemi a citare un competitor. Impossibile dimenticare la pubblicità, offline e online, di una nota compagnia aerea che, a seguito del divorzio tra Brad Pitt e Angelina Jolie, reso noto dalla stampa internazionale, ha divulgato la propria promozione con un messaggio diretto “Brad is now single” per sponsorizzare i voli per Los Angeles dove risiede l’attore. Ironia e scelta di pubblico ben definita. E che dire di Taffo, il brand delle onoranze funebri che, con un approccio simpatico e irriverente, ha saputo sdoganare la morte stessa!

 

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